Edilizia a Padova: riqualificare il patrimonio esistente per una città più sostenibile

da | 11 Apr, 2025 | Riqualificazione Energetica, Ristrutturazione

Articolo scritto dall’arch. Maurizio Zanellato

Parlare oggi di edilizia a Padova significa affrontare un tema molto più ampio della semplice costruzione o ristrutturazione degli edifici. Significa interrogarsi sul modo in cui la città continuerà a trasformarsi nei prossimi anni, sul rapporto tra patrimonio costruito e consumo di suolo, sull’energia necessaria per abitare gli edifici, sulla mobilità, sulla qualità degli spazi pubblici e sulla capacità della città di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

È un tema che riguarda direttamente anche il nostro lavoro di architetti. Ogni volta che interveniamo su un edificio esistente compiamo delle scelte che hanno conseguenze non soltanto sulla singola abitazione, ma anche sul sistema urbano nel quale quell’edificio si trova. Recuperare invece di demolire, migliorare le prestazioni energetiche, progettare correttamente gli spazi esterni, utilizzare materiali durevoli e ridurre gli sprechi sono decisioni apparentemente circoscritte che, sommate a migliaia di altri interventi, contribuiscono alla trasformazione della città.

Padova, da questo punto di vista, rappresenta un caso particolarmente interessante. Negli ultimi anni la città ha assunto impegni importanti sul fronte della sostenibilità, prima attraverso il PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima e successivamente entrando nella Missione europea dedicata alle città climaticamente neutrali. Sono programmi ambiziosi che rischiano però di apparire molto lontani dalla vita quotidiana se non comprendiamo un punto fondamentale: la transizione ecologica della città passa inevitabilmente anche dalle nostre case e dal modo in cui decidiamo di trasformarle.

Edilizia e inquinamento: il problema non riguarda soltanto le nuove costruzioni

Il rapporto tra edilizia e ambiente comincia molto prima dell’utilizzo di un edificio. Per costruire servono materie prime, energia, trasporti e lavorazioni; successivamente l’edificio continuerà a consumare energia per riscaldamento, raffrescamento, produzione di acqua calda, illuminazione e funzionamento degli impianti. Alla fine del proprio ciclo di vita, demolizioni e trasformazioni produrranno ulteriori materiali da recuperare o smaltire.

Per questo la sostenibilità dell’edilizia a Padova non può essere valutata semplicemente chiedendoci se un nuovo edificio consumi poco. Dobbiamo considerare l’intero ciclo di vita del costruito e, soprattutto in una città consolidata come Padova, dobbiamo chiederci quanto patrimonio esistente possa essere recuperato prima di occupare nuovo territorio.

Il consumo di suolo rappresenta infatti un’altra faccia dello stesso problema. Quando una superficie naturale viene trasformata in strada, parcheggio, piazzale o edificio, cambia la capacità del terreno di assorbire l’acqua e cambia il comportamento termico di quella parte di città. Una superficie impermeabile tende a trattenere e restituire calore, mentre durante le precipitazioni intense trasferisce rapidamente l’acqua verso la rete di smaltimento.

Per questo considero sempre più limitante parlare di sostenibilità guardando esclusivamente all’edificio. Edificio, suolo, acqua, vegetazione, energia e mobilità fanno parte dello stesso sistema urbano.

È un argomento che abbiamo approfondito anche parlando di città spugna e cambiamento climatico, dove abbiamo analizzato il ruolo delle superfici permeabili, del verde e della gestione delle acque meteoriche nella costruzione di città più resilienti.

Il PAESC di Padova: la transizione ambientale come progetto della città

Uno dei riferimenti fondamentali per comprendere la strategia ambientale della città è il PAESC di Padova, il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima.

Il PAESC non affronta soltanto il tema della produzione energetica, ma costruisce una visione molto più articolata della trasformazione urbana. Il piano individua sei grandi ambiti di intervento: produzione di energia da fonti rinnovabili, maggiore efficienza degli edifici pubblici e privati, reti e servizi più intelligenti, mobilità sostenibile, economia a basse emissioni e capacità della città di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

È interessante soprattutto il fatto che gli edifici siano parte di una strategia urbana complessiva. Una casa energeticamente efficiente inserita in una città completamente dipendente dall’automobile, impermeabilizzata e priva di verde risolve soltanto una parte del problema. Allo stesso modo, investire nella mobilità sostenibile senza affrontare l’enorme quantità di energia consumata dal patrimonio edilizio esistente lascerebbe irrisolta un’altra parte fondamentale della questione.

Mitigazione e adattamento devono inoltre procedere insieme. Ridurre le emissioni serve a contrastare il cambiamento climatico, mentre adattare la città significa prepararla agli effetti che sono già in corso o che diventeranno più frequenti: temperature elevate, periodi siccitosi, precipitazioni intense e fenomeni meteorologici estremi. È un principio presente da tempo anche nella pianificazione climatica padovana.

Il punto interessante, almeno dal mio punto di vista di architetto, è che molti di questi obiettivi finiscono inevitabilmente per incontrarsi proprio negli edifici e negli spazi che li circondano.

Padova e la Missione europea delle 100 città climaticamente neutrali

Il passaggio successivo è ancora più ambizioso. Padova è stata selezionata nell’ambito della EU Mission “Climate-Neutral and Smart Cities”, l’iniziativa europea che accompagna un gruppo di città nel percorso verso la neutralità climatica entro il 2030.

L’obiettivo della Missione europea è particolarmente interessante perché le città coinvolte non devono semplicemente raggiungere determinati parametri ambientali, ma diventare veri e propri laboratori di sperimentazione, capaci di sviluppare soluzioni che possano successivamente essere replicate dalle altre città europee nel percorso verso la neutralità climatica del 2050.

Energia, edifici, mobilità, rifiuti, pianificazione urbana, innovazione e partecipazione dei cittadini vengono quindi affrontati all’interno di una strategia comune.

Il cuore operativo di questo percorso è rappresentato dal Climate City Contract, attraverso il quale ogni città definisce il proprio programma per raggiungere la neutralità climatica. La Commissione Europea sottolinea espressamente come questi contratti debbano essere costruiti coinvolgendo amministrazioni, cittadini, imprese, investitori e altri soggetti del territorio.

Ed è proprio qui che la questione diventa interessante anche per chi non si occupa professionalmente di pianificazione urbana.

Una città climaticamente neutrale non può essere costruita soltanto dal Comune

Quando leggiamo espressioni come “neutralità climatica”, “Climate City Contract” o “transizione energetica”, il rischio è pensare immediatamente a grandi programmi pubblici, infrastrutture e investimenti che riguardano esclusivamente amministrazioni e grandi aziende.

In realtà una parte significativa della trasformazione avviene all’interno del patrimonio privato.

Le abitazioni nelle quali viviamo, i condomini, gli uffici, i negozi e gli edifici produttivi costituiscono materialmente gran parte della città. Sono edifici che consumano energia, utilizzano acqua, producono rifiuti e determinano una parte importante della domanda complessiva di mobilità e servizi.

La stessa impostazione della Missione europea insiste sul coinvolgimento dei cittadini non soltanto come destinatari delle politiche pubbliche, ma come proprietari, consumatori, produttori e utilizzatori della città.

Questo significa che la transizione ecologica non può essere semplicemente delegata all’amministrazione pubblica. Le politiche urbane possono creare infrastrutture, regole, incentivi e opportunità, ma una parte del risultato dipende inevitabilmente dalle decisioni che prendiamo individualmente.

Cosa può fare concretamente il singolo cittadino?

Questa è probabilmente la domanda più importante, perché permette di riportare un programma apparentemente enorme alla scala della nostra vita quotidiana.

Non credo che la risposta consista nel trasformare ogni persona in un esperto di sostenibilità. Credo invece che serva acquisire maggiore consapevolezza quando dobbiamo prendere decisioni che avranno conseguenze per molti anni.

La prima riguarda proprio la casa.

Riqualificare un edificio esistente, quando tecnicamente ed economicamente sensato, significa prolungarne la vita utile e limitare la necessità di nuovo consumo di territorio. Migliorarne l’involucro e gli impianti può ridurre il fabbisogno energetico; sostituire sistemi inefficienti può diminuire i consumi; produrre energia da fonti rinnovabili permette di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

Ma non c’è soltanto l’energia.

Quando ristrutturiamo possiamo evitare demolizioni inutili, recuperare materiali ancora validi, scegliere prodotti durevoli e progettare ambienti capaci di adattarsi nel tempo. Negli spazi esterni possiamo limitare le pavimentazioni impermeabili, aumentare le superfici verdi, recuperare l’acqua piovana e utilizzare alberature per ridurre il surriscaldamento estivo.

Anche la scelta dell’immobile nel quale vivere ha conseguenze urbane. Recuperare un appartamento esistente in un quartiere già dotato di servizi, scuole e trasporto pubblico può rappresentare una scelta profondamente diversa rispetto alla continua espansione verso nuove aree periferiche.

È uno dei motivi per cui abbiamo dedicato un approfondimento a comprare un immobile da ristrutturare: recuperare il patrimonio esistente può essere contemporaneamente una scelta economica, architettonica e urbana.

Rigenerazione urbana: non servono soltanto i grandi progetti

Quando sentiamo parlare di rigenerazione urbana immaginiamo facilmente la trasformazione di una grande area industriale dismessa, una nuova piazza o un importante intervento pubblico. È certamente rigenerazione urbana, ma non è l’unica forma possibile.

Una città si rigenera anche attraverso migliaia di interventi diffusi.

Un condominio degli anni Sessanta riqualificato energeticamente, un appartamento abbandonato riportato all’uso, un negozio vuoto che trova una nuova funzione, una corte privata liberata dall’asfalto o un edificio storico recuperato correttamente producono trasformazioni molto più piccole, ma diffuse sull’intero territorio.

È qui che il tema dell’edilizia a Padova diventa particolarmente interessante. Padova è già una città costruita. Possiede un patrimonio enorme che attraversa epoche differenti e che spesso presenta problemi energetici, distributivi e impiantistici, ma anche qualità architettoniche e potenzialità che sarebbe assurdo ignorare.

La domanda non dovrebbe quindi essere soltanto “dove possiamo costruire ancora?”, ma sempre più spesso “come possiamo abitare meglio ciò che abbiamo già costruito?”

Il patrimonio esistente come grande risorsa della città

Gli edifici esistenti vengono spesso descritti esclusivamente attraverso i loro difetti: consumano troppo, hanno impianti vecchi, distribuzioni interne superate, ponti termici, serramenti poco efficienti o problemi di accessibilità.

Sono problemi reali, ma raccontano soltanto metà della storia.

Un edificio esistente contiene già una quantità enorme di materia, energia e lavoro. Possiede una struttura, fondazioni, murature, coperture e infrastrutture che sono già state realizzate. Prima di decidere di sostituirlo, dovremmo quindi valutarne seriamente la possibilità di trasformazione.

Naturalmente recuperare non significa conservare tutto a qualsiasi costo. Ci sono elementi che devono essere sostituiti, edifici che richiedono interventi radicali e situazioni nelle quali la demolizione può essere tecnicamente giustificata. La sostenibilità non può diventare un dogma.

Il compito del progetto è proprio distinguere ciò che merita di essere mantenuto da ciò che deve essere trasformato.

Questo approccio è particolarmente importante nel nostro territorio, dove convivono edifici storici, condomini del dopoguerra, case degli anni Settanta e Ottanta e costruzioni molto più recenti. Ognuna di queste tipologie richiede strategie differenti.

Ne abbiamo parlato anche nella nostra guida su come ristrutturare casa a Padova, perché il primo vero passaggio di una ristrutturazione non dovrebbe essere la scelta del pavimento o della cucina, ma la conoscenza dell’edificio sul quale stiamo intervenendo.

Riqualificazione energetica: intervenire dove serve davvero

La riduzione dei consumi degli edifici rimane naturalmente uno degli elementi fondamentali della transizione ambientale.

Ma anche qui credo sia necessario evitare una semplificazione che negli ultimi anni abbiamo visto troppo spesso: non esiste un singolo intervento capace di rendere automaticamente sostenibile qualsiasi edificio.

Cappotto termico, sostituzione dei serramenti, pompe di calore, fotovoltaico, schermature solari e ventilazione meccanica sono strumenti. La loro efficacia dipende dall’edificio sul quale vengono applicati, dal modo in cui vengono progettati e soprattutto dalla relazione che hanno tra loro.

Un edificio deve essere studiato come un sistema.

Prima di intervenire bisogna conoscere involucro, esposizione, impianti, ponti termici, comportamento estivo e invernale e modalità reali di utilizzo. Solo successivamente è possibile stabilire quali interventi abbiano maggiore efficacia e quale debba essere il loro ordine.

È lo stesso principio che abbiamo approfondito parlando di riqualificazione energetica a Padova: non partire dalla tecnologia, ma dall’analisi dell’edificio.

Non solo energia: qualità dell’abitare e adattamento climatico

Un edificio sostenibile non è semplicemente un edificio che consuma poco.

Deve essere anche un luogo nel quale si vive bene.

Il cambiamento climatico rende sempre più importante il comportamento estivo degli edifici. Ombreggiamento, orientamento, inerzia termica, ventilazione, presenza di vegetazione e corretta progettazione delle superfici esterne possono incidere in maniera determinante sul comfort.

Lo stesso vale per la qualità dell’aria interna, il controllo dell’umidità, l’acustica e la luce naturale.

Per questo il concetto di sostenibilità che cerchiamo di applicare nei nostri progetti è molto vicino a quello che abbiamo raccontato nell’articolo dedicato alla bioarchitettura a Padova: non una raccolta di prodotti “green”, ma un modo più completo di progettare il rapporto tra edificio, ambiente e persone.

Mobilità, quartieri e patrimonio edilizio

Esiste poi un rapporto molto stretto tra edilizia e mobilità che spesso viene trascurato.

La posizione dell’abitazione determina una parte significativa dei nostri spostamenti quotidiani. Vivere in un quartiere nel quale possiamo raggiungere servizi, scuole, negozi, trasporto pubblico e spazi verdi senza utilizzare necessariamente l’automobile modifica profondamente il nostro impatto sulla città.

Per questo la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente è strettamente collegata anche al tema della città di prossimità.

Padova possiede quartieri consolidati che dispongono già di molti servizi e che possono essere ulteriormente rafforzati attraverso il trasporto pubblico, la rete ciclabile e il nuovo sistema tranviario. Recuperare e migliorare le abitazioni presenti in questi quartieri significa anche evitare che la domanda residenziale continui a spostarsi verso nuove espansioni periferiche.

Abbiamo approfondito questo rapporto nell’articolo sulla città dei 15 minuti a Padova, dove il tema della mobilità sostenibile e della struttura dei rioni padovani assume un ruolo centrale.

Il ruolo degli architetti nella transizione verde

In questo processo credo che noi architetti abbiamo una responsabilità particolarmente importante.

La transizione ecologica non può essere ridotta a una semplice sostituzione tecnologica. Non basta togliere una caldaia e installare una pompa di calore, sostituire un serramento o applicare uno strato isolante per poter dire di avere progettato un edificio migliore.

Il nostro lavoro dovrebbe essere quello di tenere insieme problemi differenti.

Dobbiamo conoscere il patrimonio esistente, comprenderne il valore, migliorarne le prestazioni energetiche senza impoverirne l’architettura, progettare spazi capaci di adattarsi alle esigenze future, coordinare gli impianti, utilizzare correttamente i materiali e valutare il rapporto dell’edificio con il contesto urbano.

Soprattutto dobbiamo evitare che la sostenibilità diventi una semplice sommatoria di prodotti.

Un edificio può avere pannelli fotovoltaici, serramenti ad alte prestazioni e una pompa di calore e contemporaneamente essere progettato male. Può avere una distribuzione poco funzionale, un pessimo comportamento estivo, materiali destinati a essere sostituiti rapidamente o superfici esterne completamente impermeabilizzate.

La tecnologia è fondamentale, ma senza progetto rimane soltanto tecnologia.

Ed è probabilmente questo il contributo più importante che l’architettura può dare alla transizione verde: costruire una visione complessiva nella quale efficienza, qualità dello spazio, conservazione delle risorse e benessere delle persone non siano obiettivi separati.

Dalla politica urbana alla casa: dove si incontrano le due scale

Il PAESC, il Climate City Contract e la Missione europea lavorano necessariamente alla scala della città. Una ristrutturazione lavora alla scala dell’edificio.

Ma le due dimensioni non sono indipendenti.

Se una città vuole ridurre drasticamente le proprie emissioni deve necessariamente intervenire sul modo in cui gli edifici consumano energia. Se vuole ridurre il consumo di suolo deve rendere più interessante e conveniente recuperare il patrimonio esistente. Se vuole adattarsi alle temperature più elevate deve aumentare verde, ombra e permeabilità anche negli spazi privati. Se vuole modificare la mobilità deve rafforzare i quartieri nei quali abitazioni e servizi sono già presenti.

Il Climate City Contract di Padova mostra chiaramente questa impostazione trasversale, coinvolgendo istituzioni, università, imprese, associazioni e soggetti del territorio e mettendo in relazione energia, mobilità, innovazione e trasformazione urbana.

Per questo considero interessante parlare di questi temi anche sul sito di uno studio che si occupa prevalentemente di ristrutturazione. Perché la città non è qualcosa di separato dalle case: la città è fatta anche dalle case.

Il consiglio dell’architetto: non cercate l’intervento “più ecologico”, cercate il progetto più sensato

Quando un cliente mi chiede quale sia l’intervento più sostenibile da fare sulla propria abitazione, la risposta non può essere identica per tutti.

In alcuni edifici sarà prioritario intervenire sull’involucro, in altri sugli impianti. In alcune case avrà senso recuperare pavimenti, porte e materiali esistenti; in altre sarà necessario sostituirli. In certi casi il fotovoltaico sarà una scelta evidente, in altri potrebbe essere più efficace investire prima sulla riduzione del fabbisogno energetico.

Il mio consiglio è quindi quello di non partire mai dal prodotto o dall’incentivo disponibile, ma dall’edificio e dalle sue reali necessità.

Una buona riqualificazione deve trovare un equilibrio tra prestazioni, costi, qualità architettonica e durata dell’intervento. Se una soluzione è teoricamente molto efficiente ma è incompatibile con l’edificio, produce problemi costruttivi o richiede di eliminare elementi ancora perfettamente validi, probabilmente non è la soluzione migliore.

La sostenibilità, almeno nel nostro modo di lavorare, nasce prima di tutto da questa capacità di scegliere.

Perché rivolgersi a Restauriamo Casa

In Restauriamo Casa ci occupiamo principalmente di trasformazione del patrimonio esistente. È proprio questo che rende il tema della rigenerazione urbana particolarmente vicino al nostro lavoro.

Quando affrontiamo una ristrutturazione non consideriamo separatamente architettura, impianti, prestazioni energetiche e interior design. Cerchiamo invece di costruire un progetto nel quale questi aspetti vengano affrontati contemporaneamente, perché una scelta distributiva può influire sugli impianti, un intervento sull’involucro può modificare il comfort interno e una decisione apparentemente estetica può incidere sulla durata e sulla manutenzione futura.

Lavorare sull’esistente richiede inoltre una conoscenza che non può essere sostituita da soluzioni standard. Ogni edificio ha una storia, una struttura, modifiche avvenute nel tempo, vincoli e caratteristiche costruttive differenti.

Per questo partiamo sempre dalla conoscenza dell’immobile e solo successivamente definiamo la strategia di intervento.

Il Metodo Restauriamo Casa: rigenerare prima di sostituire

Il Metodo Restauriamo Casa nasce dalla convinzione che progettazione e realizzazione debbano essere parti dello stesso processo.

Partiamo dal rilievo e dall’analisi dell’immobile, verifichiamo la situazione edilizia e individuiamo le criticità tecniche. Successivamente costruiamo il progetto architettonico, valutando insieme distribuzione degli spazi, efficienza energetica, impianti, materiali, arredi e sostenibilità economica dell’intervento.

Quando possibile cerchiamo di recuperare ciò che possiede ancora qualità e funzione. Quando invece un elemento non è più adeguato, lo sostituiamo cercando una soluzione capace di durare nel tempo.

Il progetto prosegue poi nel cantiere attraverso il coordinamento di imprese, artigiani e fornitori, perché molte delle prestazioni previste sulla carta dipendono dalla qualità con cui vengono concretamente realizzate.

Non consideriamo quindi la sostenibilità come un capitolo separato del progetto. È uno dei criteri attraverso i quali prendiamo le decisioni durante tutto il percorso.

Edilizia a Padova: quale città vogliamo costruire?

La domanda finale riguarda inevitabilmente il futuro.

La sfida dell’edilizia a Padova non consiste soltanto nel costruire edifici più efficienti, ma nel capire come trasformare una città che possiede già un patrimonio enorme senza continuare a consumare territorio e risorse come abbiamo fatto in passato.

Il PAESC e la partecipazione di Padova alla Missione europea per le città climaticamente neutrali indicano una direzione precisa. Ma nessun piano potrà raggiungere i propri obiettivi senza una trasformazione diffusa del patrimonio costruito e senza il coinvolgimento delle persone che quella città la abitano ogni giorno.

Per questo la rigenerazione urbana non dovrebbe essere considerata soltanto una politica pubblica. Può diventare anche una cultura del progetto e dell’abitare.

Ristrutturare meglio, recuperare prima di sostituire, consumare meno suolo, migliorare le prestazioni degli edifici e progettare spazi capaci di durare significa partecipare, nel nostro piccolo, alla trasformazione di Padova.

Ed è forse proprio questa la prospettiva più interessante: capire che le grandi strategie climatiche europee e il progetto della nostra casa non appartengono a due mondi diversi. Sono due scale dello stesso problema.

Continua la lettura

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Vuoi riqualificare un immobile a Padova?

Se stai pensando di ristrutturare un’abitazione, riqualificare energeticamente un edificio o recuperare un immobile esistente, il primo passo è capire quali interventi siano realmente adatti all’edificio e quali possano produrre un miglioramento concreto nel tempo.

Con Restauriamo Casa possiamo partire dall’analisi dell’immobile e costruire un progetto nel quale architettura, efficienza energetica, comfort e qualità degli spazi vengano affrontati all’interno di una strategia unica.

Contatta Restauriamo Casa e raccontaci il tuo progetto.

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