Articolo scritto da: Architetto Maurizio Zanellato
Nel cuore di Restauriamo Casa, atelier di architettura e ristrutturazione a Padova, l’arte trova uno spazio nel quale dialogare con il progetto, la luce, i materiali e la memoria degli ambienti. Ospitare artisti locali a Padova significa per noi aprire lo studio alla città e trasformarlo, almeno temporaneamente, in un luogo di incontro tra architettura, arte contemporanea e territorio, permettendo a linguaggi differenti di entrare in relazione all’interno dello stesso spazio.
Questa idea nasce anche dal modo in cui intendiamo l’architettura. Una casa o un edificio non sono soltanto un insieme di superfici da progettare e funzioni da organizzare, ma luoghi nei quali materia, luce, proporzioni, oggetti e persone costruiscono nel tempo un’identità. L’arte contemporanea può inserirsi all’interno di questo processo senza diventare una semplice decorazione finale: può modificare la percezione dello spazio, evidenziarne alcuni caratteri e creare nuove relazioni tra ciò che l’architettura contiene e ciò che viene esposto.
Nell’autunno del 2025 l’atelier Restauriamo Casa ha ospitato le opere di Michele Vino, artista visivo e scenografo la cui ricerca nasce dall’incontro tra gesto, materia e memoria. Quell’esperienza ha rappresentato uno dei momenti nei quali abbiamo scelto di aprire in maniera esplicita il nostro spazio di lavoro all’arte contemporanea e agli artisti del territorio, trasformando per alcune settimane lo studio in un luogo da osservare e attraversare in maniera diversa.
Quando l’architettura incontra l’arte contemporanea
Ci sono spazi progettati per essere semplicemente utilizzati e altri che, nel tempo, acquistano la capacità di ospitare attività differenti senza perdere la propria identità. L’atelier Restauriamo Casa nasce come luogo di lavoro, progettazione e confronto con i clienti, ma proprio per la sua natura può diventare anche uno spazio nel quale architettura e arte contemporanea si incontrano.
Per me questo rapporto è particolarmente interessante perché un’opera non viene mai percepita indipendentemente dal luogo nel quale viene collocata. Cambiano la luce, la distanza dalla quale la osserviamo, il colore della parete, la materia che la circonda, il rapporto con una finestra o con un altro elemento architettonico. Esporre un’opera significa quindi anche progettare la relazione tra quell’opera e lo spazio.
Lo stesso principio vale in una casa. Quando affrontiamo il tema di come arredare casa creando ambienti armoniosi e funzionali, insistiamo spesso sul fatto che quadri, arredi, materiali e illuminazione non dovrebbero essere considerati oggetti isolati, ma parti di una composizione più ampia. L’atelier ci consente di sperimentare questo rapporto in maniera ancora più libera, modificando periodicamente ciò che viene esposto e osservando come lo spazio cambi insieme alle opere.
L’atelier Restauriamo Casa: uno spazio di progetto aperto alla cultura
Il progetto Restauriamo Casa nasce dall’idea che ogni edificio possieda una propria identità, spesso nascosta sotto trasformazioni successive, materiali aggiunti nel tempo o distribuzioni che non corrispondono più al modo contemporaneo di abitare. Nel nostro lavoro di architetti cerchiamo prima di comprendere ciò che esiste e soltanto dopo di stabilire cosa debba essere mantenuto, trasformato o introdotto.
È un principio che appartiene anche al Metodo Restauriamo Casa: analizzare l’immobile, conoscerne caratteristiche e criticità, comprendere le esigenze di chi dovrà viverlo e costruire il progetto attraverso decisioni consapevoli, evitando di trattare la ristrutturazione come una semplice successione di lavorazioni.
Aprire l’atelier all’arte aggiunge a questo percorso una dimensione diversa. Lo spazio diventa temporaneamente laboratorio, studio e luogo espositivo, senza pretendere di trasformarsi in una galleria tradizionale. L’obiettivo è piuttosto creare occasioni nelle quali progettisti, artisti e visitatori possano incontrarsi in un contesto informale, osservando come un’opera contemporanea possa entrare in relazione con un ambiente progettato.
In questo senso, ospitare artisti locali a Padova assume anche un valore territoriale. Significa utilizzare uno spazio professionale non soltanto per il lavoro quotidiano, ma anche per creare piccoli momenti di apertura e scambio con chi opera nel campo della cultura e della creatività.




Michele Vino: materia, gesto e memoria nello spazio dell’atelier
La scelta di ospitare Michele Vino è nata proprio dalla capacità del suo lavoro di dialogare con la materia. La sua esperienza di scenografo e artista visivo emerge in opere nelle quali il segno, la stratificazione e la superficie assumono un ruolo centrale, dando vita a immagini che non hanno bisogno di essere separate nettamente dall’ambiente che le circonda.
Pigmenti, texture e sovrapposizioni costruiscono superfici che sembrano conservare tracce del tempo. È un linguaggio che trova una relazione naturale con il nostro modo di osservare l’architettura esistente, dove intonaci, murature, legni, imperfezioni e segni lasciati dagli interventi precedenti rappresentano spesso elementi da comprendere prima ancora che da cancellare.
All’interno dell’atelier le opere sono state quindi inserite cercando un rapporto diretto con pareti, aperture e luce naturale. Non volevamo creare una successione neutra di quadri appesi a una parete bianca, ma lasciare che ciascuna opera trovasse una posizione capace di modificare la percezione dell’ambiente e, contemporaneamente, di essere influenzata dall’architettura.
Il dialogo tra spazio, luce e opera
La luce è stata uno degli elementi più importanti dell’allestimento. Durante la giornata cambia continuamente e modifica colori, profondità e presenza delle opere, soprattutto quando queste possiedono superfici materiche capaci di reagire alle variazioni luminose.
Per questo la disposizione non seguiva soltanto un ordine tematico. Alcune opere erano collocate in relazione alla luce naturale, altre lavoravano maggiormente con le ombre o con la profondità delle pareti, altre ancora diventavano punti di attenzione all’interno del percorso.
È un aspetto che considero interessante anche dal punto di vista progettuale: l’architettura non costituisce semplicemente lo sfondo dell’opera, ma partecipa alla sua percezione. Una stessa tela collocata in un ambiente differente può acquistare un carattere completamente diverso, così come un ambiente può cambiare radicalmente grazie alla presenza di una singola opera.
Il visitatore non attraversa quindi soltanto una piccola mostra, ma continua a percepire lo studio, i materiali e gli spazi all’interno dei quali quella mostra è stata costruita.
Artisti locali a Padova: perché aprire uno studio di architettura all’arte
Uno degli aspetti ai quali teniamo maggiormente è proprio il rapporto con il territorio. Ospitare artisti locali a Padova non significa semplicemente utilizzare le pareti dello studio come spazio espositivo, ma creare occasioni di incontro tra persone che normalmente lavorano con linguaggi diversi e che condividono, però, una particolare attenzione per materia, spazio, memoria e trasformazione.
Architettura e arte hanno tempi e obiettivi differenti, ma esistono molti punti di contatto. Entrambe lavorano sulla percezione, sulle proporzioni, sulla luce e sul rapporto tra ciò che esiste e ciò che viene aggiunto. Entrambe possono inoltre contribuire a costruire identità, non soltanto all’interno di una casa ma anche nel rapporto con una comunità e con un territorio.
Per questo considero importante che uno studio di architettura possa, quando ne ha la possibilità, uscire almeno occasionalmente dalla propria dimensione strettamente professionale. Un luogo nel quale normalmente si discutono progetti, materiali e cantieri può diventare per una sera o per alcune settimane un ambiente nel quale parlare di pittura, fotografia, scultura o città.
Non serve necessariamente costruire grandi eventi. Anche una piccola esposizione può diventare un pretesto per incontrare persone, mettere in relazione discipline differenti e far conoscere il lavoro di chi produce cultura nel territorio padovano.
Una casa che accoglie, un’architettura che racconta
Il nome Restauriamo Casa contiene già, in qualche modo, l’idea che ci interessa: la casa come luogo che può essere trasformato senza perdere la propria capacità di raccontare.
Quando interveniamo su un edificio esistente non cerchiamo semplicemente di cancellare ciò che c’era prima per sostituirlo con qualcosa di nuovo. Cerchiamo piuttosto di comprendere quali elementi possano essere recuperati, quali vadano modificati e quali nuove parti possano entrare in relazione con l’esistente.
L’arte introduce nello spazio un processo simile. Un’opera contemporanea può creare un contrasto oppure una continuità, può evidenziare una parete o quasi scomparire al suo interno, può diventare protagonista oppure funzionare come elemento silenzioso capace di cambiare l’atmosfera.
L’esperienza con Michele Vino ha confermato quanto questo dialogo possa essere fertile e ha contribuito a rafforzare un percorso culturale nel quale architettura, arte e territorio possono incontrarsi senza la necessità di costruire confini rigidi tra le discipline.
Il consiglio dell’architetto
Quando scegliete un’opera per la vostra casa, il mio consiglio è di non considerare soltanto se vi piace osservandola isolatamente. Provate a immaginare come entrerà realmente nello spazio nel quale vivete: quale luce riceverà durante la giornata, da quale distanza verrà vista, con quali materiali dovrà dialogare e quale ruolo avrà rispetto agli altri elementi presenti nell’ambiente.
Un’opera importante non ha necessariamente bisogno di essere circondata da molti altri oggetti. In alcuni casi una parete lasciata volutamente più libera permette al quadro, alla fotografia o alla scultura di assumere un peso maggiore e contemporaneamente rende più leggibile l’architettura.
Per questo, quando il progetto lo consente, preferisco pensare arte, illuminazione e arredamento insieme. Non si tratta di abbinare colori, ma di costruire relazioni tra gli elementi, lasciando anche spazio affinché la casa possa accogliere nel tempo nuovi oggetti e nuove opere senza perdere la propria coerenza.
Una mostra che appartiene alla storia dell’atelier
Nell’autunno del 2025 l’atelier Restauriamo Casa ha quindi ospitato Materia e Memoria, esposizione dedicata alle opere di Michele Vino. Non la presentiamo più come una mostra in corso, ma come una delle esperienze che hanno contribuito a costruire l’identità culturale dello spazio e il suo rapporto con gli artisti
📍 La mostra ospitata nell’atelier
Titolo: Materia e Memoria
Artista: Michele Vino
Luogo: Atelier Restauriamo Casa – Padova
Periodo: Autunno 2025
Le fotografie realizzate durante l’allestimento rimangono oggi una testimonianza di quel momento e del modo in cui le opere hanno abitato temporaneamente lo spazio, entrando in relazione con la luce e con l’architettura dell’atelier.
Conclusioni: architettura, arte e territorio possono condividere lo stesso spazio
Credo che il valore di iniziative di questo tipo non debba essere misurato soltanto attraverso il numero di visitatori o la durata di una mostra. Il loro significato sta soprattutto nella possibilità di creare relazioni e di utilizzare uno spazio nato per una funzione professionale aprendolo temporaneamente alla città e alla cultura.
Ospitare artisti locali a Padova significa per noi riconoscere che progettare un luogo non vuol dire determinarne una volta per tutte l’utilizzo. Uno spazio ben pensato può cambiare nel tempo, accogliere attività differenti e costruire nuove storie senza perdere la propria identità.
È anche questo uno degli aspetti che trovo più interessanti dell’architettura: quando il progetto riesce a creare luoghi capaci non soltanto di funzionare bene, ma anche di accogliere persone, opere e occasioni che al momento della progettazione non potevamo ancora prevedere.
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Vuoi conoscere Restauriamo Casa e il nostro modo di progettare?
Restauriamo Casa è uno studio di architettura fondato dagli architetti Maurizio Zanellato e Alberto Zanella, nel quale progetto, conoscenza dell’immobile e gestione della trasformazione vengono affrontati attraverso un metodo strutturato e una particolare attenzione alla qualità degli spazi.
Se devi ristrutturare, recuperare o riqualificare un immobile a Padova o provincia, puoi contattarci attraverso Restauriamo Casa per valutare insieme il percorso progettuale più adatto al tuo intervento.
L’apertura dell’atelier agli artisti e alla cultura rappresenta una dimensione parallela ma coerente con questo modo di lavorare: osservare gli spazi, comprenderne le potenzialità e permettere loro di continuare a trasformarsi nel tempo.




